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Ti perdono. Ma non so se è ciò che vorresti.

Il perdono è una cosa molto potente. Il perdono non si chiede. E non si ottiene.

Il perdono è personale. Si può al massimo concederlo a se stessi, ma occorre fare attenzione a non auto giustificare il dolore che si causa agli altri. E a non auto assolversi.

Il perdono non significa “va tutto bene, resta”. Quite the contrary. Il perdono è l’addio più definitivo possibile. È un punto di non ritorno. Una svolta ad un bivio.

Il perdono non serve a chi ti ha fatto del male. Serve a te.

Significa guarire. Significa recidere la corda che ti tiene legato a quel dolore.

Significa andare oltre. Significa ricominciare a vivere con quel pezzo di anima che tenevi occupato a soffrire.

Riciclarlo per un utilizzo migliore.

Significa accettare ciò che è stato, tenere il bello e scaricare il resto tra i rifiuti solidi e inutili.

Ogni dolore serve: fa crescere e - se si impara - serve a diventare migliori. Una volta esaurito questo compito il dolore non serve più. È qui che arriva il perdono, che è come archiviare, senza più giudizi, una vecchia pratica.

Ti ringrazio per l’opportunità che mi hai dato di scoprire pezzi di me che non conoscevo e che, soprattutto, sottovalutavo. Grazie per avermi mostrato chi posso essere. Grazie per avermi reso ancora più splendente.

Non mi serve più trattenere dolore, amarezza e delusione. Sei libero. Anzi, MI libero.

Ti perdono.

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